23 dicembre 2010

Auguri


"l'acqua è insegnata dalla sete.

La terra, dagli oceani traversati.
la gioia, dal dolore.

La pace, dai racconti di battaglia.
L'amore, da un'impronta di memoria.

Gli uccelli, dalla neve."

E. Dickinson


Auguri di Buon Natale
e di un nuovo anno 

grazie a tutti !

sonia marialuce



21 dicembre 2010

20 dicembre 2010

Esposizione alla Galleria De Bonis Arte Moderna e Contemporanea



presso la 
Galleria De Bonis
sono esposte le mie ultime opere di piccolo e medio formato.
 Per informazioni rivolgersi direttamente in galleria

http://www.studiodebonis.com/index.php

sedi:

Reggio Emilia
Via Emilia San Pietro, 30

tel. 0522.58.06.05 / 338.37.31.881

Padova
Via Savonarola, 48

tel. 049.87.53.612






19 dicembre 2010

Il BIANCO di Mamma Neve, di Ilaria Tontardini Ass. Hamelin



Nel Bianco
Margherita Edizioni






Prima c'è l'immagine e poi c'è il testo; un processo inverso a quello che normalmente avviene negli albi illustrati; questa è la genesi con cui è arrivato Nel bianco, di Sonia M. L. Possentini e Vivian Lamarque.

Il libro ci offre l'occasione per riflettere subito su un aspetto che è il nucleo del discorso riguardo l'albo illustrato. Cosa è testo? Per testo s'intende normalmente un componimento, una narrazione, fatta di parole. È scritto, per poi essere letto. Alle parole seguono le immagini, il testo viene illustrato, in un secondo momento, da un artista che dà figure alle parole, le rende visibili in forma di disegno, fotografia, grafica. Nel modo comune di pensare il testo, questo ha sempre rispetto alle figure una preponderanza: i libri con tante parole fitte sono molto più importanti e seri dei libri con le figure, nella nostra scuola si coltivano incessantemente il leggere e lo scrivere, relegando il disegnare ad una attività ricreativa e di "contorno". È difficile mettere in discussione questa monolitica convinzione: l'immagine è subordinata al testo scritto, vive in funzione di quest'ultimo. Nel bianco può aiutarci nello smontare questo meccanismo e il pregiudizio che ne deriva. In questa storia si procede al contrario. 
Sonia Possentini realizza una sequenza di illustrazioni, basandosi su un suo canovaccio. Sulle immagini hanno disegnato le parole della poetessa Vivian Lamarque. 
Doppia pagina dopo doppia pagina le figure hanno trovato una voce che le accompagna. Le figure questa volta sono il testo, ma fra le frasi di Lamarque e le immagini di Possentini non c'è nessuna gerarchia; sembrano nate insieme, in un unicum solidale e fuso.

L'io narrante della storia potrebbe essere quello della bambina che incontriamo nella prima pagina: è dietro ai quadrati di una finestra. Fra il nostro sguardo e il suo si interpone quello che sarà l'elemento che seguiremo per tutta la durata del libro: la neve. Fiocca e costruisce una cortina vaga, quasi di stelle. La bambina però sembra non prestare attenzione ai puntini bianchi che scendono, guarda oltre e ci invita infatti a farlo con lei, attraverso i suoi occhi nelle pagine successive.

Un paesaggio apparentemente uniformato da una coltre bianca «dappertutto/ in ogni dove/ lieve lieve/ mamma neve». Fin da subito Lamarque dà un'identità alla neve; è IL personaggio, molto più della bambina alla finestra (di cui perderemo le tracce ma conserveremo nel corso del libro lo sguardo). Chiama la neve «mamma neve». Madre è chi genera tutto quello che stiamo per vedere. Mamma è un porto sicuro, una relazione intima fra il personaggio invocato e chi lo invoca; e una serie di gesti che accostano la madre al cadere della neve: avvolgere, proteggere, giocare, cantare una ninna nanna.

Osserviamo ampi panorami chiari in cui s'intravedono delle forme; sfuocate, mimetizzate nel bianco, inghiottite dallo sfarinare
della neve. Intuiamo sagome di singoli alberi, boschi, corsi d'acqua, profili e musi di animali. Il legame fra l'immagine e la parola si salda proprio sull'intuire, indovinare perché con la neve «gioca il mondo a nascondino». La neve nasconde, il mondo si nasconde e la bambina conta: «uno due tre/ quattro cinque sei.../ mondo bel mondo/ dove sei?/ mondo bel mondo/ non ci sei?». Alla parola Lamarque attribuisce il compito di spolverare quello che la neve copre. Non è solo capire quello che si vede (o meglio non si vede): le immagini della Possentini fanno leva su un forte effetto evocativo, una rarefazione dell'atmosfera, che non è climatica. Nelle sospensioni dell'immagine Lamarque, come un ricercatore sul campo, trova avvenimenti, suoni, movimenti: il cigno sente un canto, la ninna nanna che la neve mamma canta alla neve bambina; un gufo si confonde con un bambino o un ufo giudicando da quel poco che emerge dal bianco. Indaga il mondo della neve come se fosse la prima volta che lo vede, scoprendone rituali, giochi e regole: uno stormo di uccelli vola come volano i fiocchi, facendo pensare ad una corrispondenza uno ad uno «ogni fiocco/ è di un uccello/ è il suo gioco dell'inverno./ E ogni uccello/ è di un fiocco:/ gioca il cielo ancora un poco»; 
gli alberi si fanno spolverare e danzare dal vento, bagnare e cantare dal lago.

Il personaggio della neve non ha solo un colore: è una materia, una qualità di movimento, una temperatura. Eppure a questa neve manca una caratteristica peculiare: 
la neve della Possentini e della Lamarque non porta il freddo; freddo non sa essere il colore bianco delle figure, che pur non avendo che qualche rarissimo accento cromatico e invece forti componenti di grigio, ha l'effetto di una cipria, un tepore avvolgente. La bambina ruota su se stessa fra la neve, senza cappotto, senza sciarpa proprio perché questa neve sembra più un enorme scialle lavorato ai ferri che della semplice acqua condensata per l'abbassarsi della temperatura.
 Lo stesso calore lo percepisce la scrittrice che non usa nei suoi versi alcun aggettivo riferito alla condizione termica. 
Non c'è mai il rigore dell'inverno, ma solo il fascino di una natura assopita e sfocata. 
Solo alla luce della luna avvertiamo il freddo. Bianche la luna come la neve, ma mentre l'una dorme - infatti per la prima volta non la vediamo - l'altra veglia: «il nostro sonno universale/ non ti fa mai addormentare?».

Il peso della neve è continuamente ribadito dalle autrici: la neve è lieve e gentile. Ha la consistenza di un telo «neve neve/ copertina/ neve neve/ lenzuolina». L'avviluppare le cose della natura fa pensare ad una unità di fondo: i conigli, i cervi, le fronde degli alberi, la neve stessa appartengono tutti allo stesso universo, un sistema dove tutto si può mimetizzare, confondere, mescolare, perché in fondo simile.

È interessante la posizione che danno allo spettatore Possentini e Lamarque. Segue il percorso visivo che gli fa compiere la bambina. Questa anche quando è in mezzo alla neve non sembra appartenere all'unità di cui dicevamo prima; i suoi colori, la nettezza con cui si distingue dal resto la separano dal contesto. Tuttavia non è un isolamento, ma è un ruolo ben preciso «dentro gli occhi/ di una bambina/ il bianco del mondo si è rifugiato ». È il testimone, che può restituire gli attimi di un evento che da normale si trasforma in meraviglioso, il mondo coperto di neve. Il tentativo è cogliere piccoli frammenti che possono apparire dalle immagini fermi e fissi (così come resteranno negli occhi in cui queste epifanie si sono rifugiate), mache sono effimeri e rapidissimi, come la neve che perde il suo candore una volta che viene calpestata o che semplicemente si scioglie all'arrivo del primo sole.

Nel finale salutiamo la neve con malinconia: abbiamo guardato uno spettacolo di luce e fiocchi. 
Eppure nessuno ringrazia la neve. Non se ne trova un motivo, perché la neve c'è, arriva d'inverno, inamovibile oltre la concezione del tempo. Lamarque, invece, del nostro personaggio sottolinea il lavoro. Coprire tutto di bianco, nascondere e rivelare, divertire, emozionare, giocare. 
È tutto questo la neve, per noi: «neve mia neve/ neve imbianchina/ nemmeno un euro/ per tanto lavoro?/ per tanto bianco/ per tanto splendore/ nemmeno un cent/ per tanto candore?».
 È eroica nella sua gratuità, la neve che ci raccontano Lamarque e Possentini, splendida nel suo esserci per nulla e nel suo inesorabile scomparire.


Ilaria Tondardini, Il bianco di mamma neve, "4 Catalogone",Milano, 2011, pp. 58-61.

06 dicembre 2010

Snowflakers inaugurazione Vetrina CSArt



Snowflakers

inaugurazione
 sabato 11 dicembre ore 17,00
via S.Pietro Martire 16/A

Opere di piccolo formato e cristalli di neve 
alla Vetrina di CSArt 







L'esposizione, curata da Chiara Serri, si compone di opere su carta, 
fotografie, sculture ed incisioni, realizzate da artisti affermati e 
giovani talenti per riflettere insieme sul tema del Natale, 
tra religione, tradizione, consumismo ed ironia.

In occasione del vernissage, 
previsto per sabato 11 dicembre alle ore 17.00, 
sarà visitabile l'anteprima della mostra, aperta fino al 15 gennaio 2011, 
da lunedì a venerdì con orario 9.30-12.30 e 15.30-18.30, 

sabato e festivi su appuntamento (0522 1970864 )



03 dicembre 2010

Frammenti- Galleria 8,75 inaugurazione- esposizione collettiva


da Frammenti

"...mi metto in tasca le cose origliate
e le archivio.
Ci ricavo delle cose.
Delle belle cose, a volte.
A volte un pò strane, come questa."

Roger McGough


part. " giocoliere e spettatore"  acrilico- collage 2010


La Galleria 8,75 Artecontemporanea 
di Reggio Emilia presenta, 
dal 4 dicembre al 6 gennaio, 
opere scelte di quaranta autori contemporanei.

A dare il titolo all'esposizione, la poesia "Frammenti" di Roger McGough 
(Liverpool, 1937), autore di numerose raccolte poetiche e libri per bambini. 


La mostra, che sarà inaugurata sabato 4 dicembre 2010 
alle ore 17.00, 
Corso Garibaldi, 4 Reggio Emilia.

sarà visitabile fino al 6 gennaio 2011, 

il martedì, il mercoledì, il venerdì ed il sabato con orario 17.00-19.30.

Artisti invitati: 

Arcangelo, Assadour, Silvia Argiolas, Davide Benati, Julia Bornefeld, Davide Bramante, 
Luca Caccioni, Corrado Campisi, Vincenzo De Simone, Lucio Del Pezzo, Ulrich Egger, 
Giovanni Frangi, Omar Galliani, Salvatore Garau, Marco Gastini, Peter Goi, Giorgio Griffa, 
Franco Guerzoni, Ludmila Kazinkina, Lanfranco, Marino Iotti, Alberto Manfredi, 
Franco Massanova, Heiner Meyer, Giordano Montorsi, Simone Pellegrini, Franco Pizzi, 
Vivaldo Poli, Graziano Pompili, Sonia M.L. Possentini, Mauro Reggiani, Francesco Stefanini, 
Corrado Tagliati, Nani Tedeschi, Lino Tinè, Giuseppe Uncini. 


01 dicembre 2010

Inaugurazione Biblioteca Panizzi Reggio Emilia- Grazie A TUTTI !!


Ringrazio davvero tutti 
di cuore!
A chi è venuto, a chi mi ha scritto e non poteva venire,
agli in bocca al lupo, agli abbracci, alle persone che avrei voluto dedicare un minuto di più, 
alle persone che passavano per caso, 
a quelle che venivano per me, per Alfredo, per Caterina.
a chi ha scritto di me e del mio lavoro, Sandro Parmiggiani, Rossella Porcheddu...
ancora Grazie!

A tutta la Biblioteca, 
ai volontari!
A Giorgio Boccolari, Enrica Simonini,
Maurizio Festanti che ho avuto il piacere di stringergli la mano, 
a Chiara Panizzi ( senza di lei tante tavole sarebbero crollate!!), Lucia Barbieri, Valentina...
Il direttore Giordano Gasparini, persona sensibile e attenta!
Dimenticherò qualcuno, scusatemi...
ma non vi dimentico!
Ancora, grazie di cuore!

per leggere qualcosa in più...

"Gli umori e la cultura della nostra terra nella mostra della reggiana Possentini" 
di Sandro Parmiggiani

"Tra il sogno e l'incubo" 

di Rossella Porcheddu

su  www.csart.it/soniapossentini









ero proprio felice!!!